Bio

Il 1985 e l’esordio di Mimmo Calopresti

Una biografia autorizzata

Il 1985 è l’anno della grande nevicata. L’Italia è nella morsa del gelo e i fiocchi cadono anche sul mare. Nell’ex Unione Sovietica, Michail Gorbaciov viene eletto segretario generale del PCUS e la perestroika diviene il tormentone del momento. A Bruxelles si consuma la tragedia dell’Heysel in occasione della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. La Corte d’appello di Bari assolve tutti gli imputati per la strage di Piazza Fontana.  Nello stesso anno viene condannato Enzo Tortora. In America gli abbracci si consumano sulle note di We are the world. E in Italia impazza Noi ragazzi di oggi. La Carrà si presenta in tv con Buonasera Raffaella. E al cinema arriva dagli USA Ritorno al futuro.

A Torino, un gruppo di filmaker capitanato da Mimmo Calopresti produce cinema indipendente e intriso di politica. Una sorta di ritorno al neorealismo, ma in chiave contemporanea: si gira davanti alla Fabbrica, si chiacchiera con gli operai, si documenta la realtà. Mimmo fonda con l’amico Claudio Paletto la West Front Video, a cui approdano il fratello Beppe (Pè), oltre a Marco Bonvino, Peter Freeman e Massimo Gea.

Il 1985 è l’anno di “A proposito di sbavature”, il video che segna l’esordio alla regia di Mimmo Calopresti e che gli vale il primo premio al Festival Cinema Giovani di Torino.

Ma andiamo con ordine. Mimmo nasce a Polistena, in Calabria, nel 1955. Arriva a Torino all’età di otto anni quando il papà, sarto, si trasferisce con la famiglia al nord per lavorare come operaio alla Fiat. Frequenta prima l’Istituto Tecnico di Moncalieri, poi si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia che, però, abbandona  prima di arrivare alla laurea. Partecipa, nel frattempo, ai movimenti studenteschi. E non perde nemmeno uno dei grandi concerti del Parco Ruffini, dai Genesis ai Clash.

La sua battaglia, però, ruota attorno all’idea di cinema del reale. Mimmo vuole raccontare il mondo degli operai fuori e dentro ai cancelli; vuole indagare le relazioni tra le persone.

Comincia così la sua collaborazione con l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico per il quale realizza diversi documentari e cortometraggi: “Fratelli minori” (1987), “Ripresi” (1987), “Alla Fiat era così” (1990).

Negli anni Novanta arriva la Rai, per la quale firma “Paolo ha un lavoro” (1991) e “Paco e Francesca” (1992). Senza mai abbandonare l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio (“1943- La scelta”; “1945-45 Pace e libertà”; “Remzjia”). E senza mai dimenticare Torino, che considera la città dei contrasti. Dura e austera, ma profondamente in fermento. È qui, infatti, che ambienta “La seconda volta” (1995), il suo primo lungometraggio da regista, prodotto e interpretato da Nanni Moretti. Un film coraggioso e per nulla retorico, come la stampa lo definisce, che affronta il tema del terrorismo. La sceneggiatura si aggiudica il Premio Solinas, mentre la pellicola viene presentata in concorso al Festival di Cannes. Da Torino a Roma per raccontare la storia di un incontro tra una nevrotica e un taciturno professore di violoncello. Si tratta de “La parola amore esiste” (1998), film che si aggiudica il Nastro d’Argento come miglior soggetto originale.

Il ritorno alle origini avviene con il documentario “Tutto era Fiat” (1999).

Mimmo festeggia l’arrivo del nuovo anno realizzando “Preferisco il rumore del mare” (2000), lungometraggio con Silvio Orlando. Non delude, poi, l’amica Francesca Comencini e recita nel film “Le parole di mio padre” (2002). Ci prende gusto e l’anno dopo lo ritroviamo nel film “È più facile per un cammello”, opera prima di Valeria Bruni Tedeschi. Con “La felicità non costa niente” (2003) Mimmo si fa in tre, dividendosi tra regia, sceneggiatura e recitazione. Nel frattempo diviene direttore dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio. Mentre nel 2006 realizza “Volevo solo vivere”, il documentario prodotto da Steven Spielberg per la Shoa Foundation, in collaborazione con Rai Cinema.

Ritorna al lungometraggio con “L’abbuffata” (2007), di cui cura soggetto e regia.

Esponente di spicco del genere documentaristico, Mimmo si presenta nel 2008 alla Mostra del Cinema di Venezia con “La fabbrica dei tedeschi”, film documentario sull’incidente di Torino alla Thyssenkrupp. Per continuare, l’anno dopo, con “La maglietta rossa”, documentario dedicato alla finale di Coppa Davis del 1976 a Santiago del Cile, in cui Adriano Panatta decide di indossare una maglietta rossa per protestare contro la dittatura di Pinochet.

Nel 2009 è la volta di un corto sulle macerie del terremoto dell’Aquila. Si tratta di un episodio del Perfect Day, il progetto realizzato per Repubblica con Paolo Sorrentino, Michele Placido, Ferzan Ozpetek e Francesca Comencini.

“Anch’io ero comunista” (2011) è, invece, il film sul Partito Comunista, uscito in occasione della mostra “Avanti popolo. Il Pci nella storia d’Italia”.

In qualità di socio della Alien Film, Mimmo produce, con Eileen Tasca, “Mirafiori Lunapark” (2013), opera prima di Stefano Di Polito.

Firma poi il cortometraggio “Madre di pietà” (2013), prodotto da Patrizia Pellegrino.

Nel frattempo esce in libreria “Io e l’Avvocato. Storia dei nostri padri” (Mondadori, 2013), il suo primo romanzo in cui racconta la storia di due famiglie che viaggiano su binari paralleli: il riscatto per chi aveva cominciato con niente e la fine drammatica di chi aveva tutto.

Sempre nel 2013 produce e firma “Donne dentro e fuori”, il video sulle donne del carcere di Rebibbia.

Vola, poi, in Brasile per un docufilm su Socrates, il calciatore brasiliano, laureato in medicina e anticonformista per vocazione, che dopo aver invocato la democrazia sui campi di calcio del Corinthians si trasferisce in Italia per giocare nella Fiorentina.

Scrive e dirige, inoltre, “Uno per tutti”, il lungometraggio ispirato all’omonimo romanzo di Gaetano Savatteri: Quattro amici d’infanzia si ritrovano, ormai adulti, per un’ultima notte scatenata. Ricomposto il vecchio sodalizio, insieme ripercorrono il passato fino all’epilogo sinistro e segreto che chiuse per sempre la loro infanzia. A breve le riprese.

E non importa se le storie siano piccole o grandi, quel che conta per Mimmo è che appartengano alle persone. Perché il cinema rende eccezionali le persone normali.